Troppo di non abbastanza

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Il cuore si è affezionato all’idea che tu faccia parte di me, fino ad arrivare ad un punto in cui confonde il pensiero con la realtà. Ricordare quei momenti pieni di parole vuote, le tue, che ho riempito di un sentimento, il mio. Mi piacerebbe chiederti perché lo fai, ma forse non avrei risposta. O non vorrei sentirla. Ti ho dipinto migliore e ti ho ricordato come ho voluto, come non sei. E sei come non ti avrei mai pensato, come non ho la volontà di ammettere. Sei qualcosa che già so, che fingo di non comprendere. Perché non mi piace affatto.

Rimanere attaccata a qualcosa che non è mai esistito, un’illusione che si nutre ogni giorno di niente e di ogni piccola cosa. Raccontare delle bugie che ammorbidiscono la durezza di certi spigoli, fino a che una verità inutile, quella verità che già conosciamo, lascia senza fiato.

Decisioni drastiche, non volute, non cercate, disperate, nel tentativo di riprendersi quel poco di onestà che rimane, ne ho bisogno. Mai più farsi trascinare dagli eventi, per non ferirsi, per non ferire, andare avanti verso qualcosa che non ha soluzione, che non ha risposte, che non ha futuro. Per sperare in un momento in cui rinunciare non farà più male.

Eppure non avere più voglia di aspettare. Meglio sentire un po’ male e dimenticare più in fretta.

[Motivational] – Think Positive -RespiraERipetiConMe-

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La vita è troppo corta,

i rancori sono uno spreco di felicità.

Ridi quando puoi,

scusati quando dovresti

e lascia perdere ciò che non puoi cambiare.

Ama profondamente

e perdona velocemente.

Cogli le occasioni

e non avere rimpianti.

La vita è troppo corta per essere infelice,

devi prendere il buono insieme al cattivo.

Sorridi quando sei triste,

ama quello che hai

e ricorda sempre quello che hai avuto.

Impara dai tuoi errori

e non dispiacertene più di tanto.

La gente cambia e le cose vanno male

ma ricorda sempre

che la vita va avanti.

È sufficiente continuare a respirare.

E non potevano mancare…

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…gli auguri di Natale!!

I’ve been bad all year,
That’s when Mommy told me
Too many boys
Santas gonna scold me
I should be good,
But Im feeling naughty
So baby just get over here
And start this party

Skeet like snow,
As I take off my clothes

Santa slap me on the wrist,
Put me on your naughty list
All the boys are yelling
You’re a hoe hoe hoe!
You in my sexy little gift,
I’ll unwrap you with my kiss
So hot I can’t resist
I’ll be your hoe, hoe, hoe tonight
Tonight, tonight
Ill be your hoe tonight
I’ll be your hoe, hoe, hoe tonight

I’ve been staring at the clock
(Clock)
Waiting for my Santa cock
In and out my chimney
Cause he’s been around the block
(Block)
Backseat of his sleigh
(Hey)
Santas getting laid
(Yay)
Busting out that leather whip
Now Rudolph wants to join
(Okay)

As I lick up on his peppermint
I’m gentle with his ornaments
Icing on my lips
Now its time to open my presents
I gotta stop,
I know I gotta quit it
Jesus Christ would you please save me?

Ho, ho, ho!
Merry Christmas!

Fallofobia?? WTF?

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Mi è stato suggerito di parlare dell’argomento “fallofobia”. Dopo una breve ricerca online, risulta essere definita con tale nome la “paura del pene in erezione”. E già qui posso essermi fatta più o meno una vaga idea di cosa si stia parlando.
In pratica, quasi tutte le ragazze o ragazzine che conosci, avranno almeno una volta esclamato “il pisello, che schifo!”. Posso azzardare che tale atteggiamento derivi da un retaggio culturale profondamente radicato nella società che regola indissolubilmente il rapporto uomo/donna. Mi spiego: se mostri alle tue amiche o ai ragazzi che ti piace il pisello, rischi il pregiudizio: le amiche penseranno che sei una zoccola e i ragazzi si ecciteranno e probabilmente penseranno che in fondo sei una zoccola. Da cosa deriva tale pregiudizio? L’abbiamo creato noi, come tutti i mostri che ci spaventano ogni qualvolta ci troviamo in relazione col nostro prossimo. Diffondendo il pensiero che “le brave ragazze non pensano a certe cose”, è risultato automatico per la nostra capacità di ragionamento che il suddetto pisello fosse appannaggio di quelle cattive. Il nostro formale sforzarci di essere delle buoneebravebimbe ha prodotto cose oscene come la “fallofobia”, che creano problema e disagio al momento del dunque, durante il quale paure e schifo vanno tassativamente rimosse.
Ad onor del vero mi tocca confessare che non ne avevo mai sentito parlare prima. Oh che bimba cattiva che sono.

Sulla trasgressione

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Beh, l’argomento affrontato è estremamente vasto e complesso, per non parlare dei molteplici significati che andrebbe ad assumere.
La trasgressione, vera o “artefatta” che essa sia, rimane un argomento che incuriosisce. E oggigiorno la moda è l’estremo. Più sei estremo e più sei figo. Vuoi suicidarti? Sei fescion. Guidi strafatto a notte fonda dopo una serata? Sei trooooppo cuul. Bevi fino alla lavanda gastrica? Sei un vero spasso.
Stessa cosa vale per l’area sessuale. Più sei strambo e più sei chiacchierato. Ma non come si penserebbe comunemente, solo per un’atavica curiosità dell’essere umano, che genuinamente disconosce ciò che non è frutto della sua esperienza. E’ l’era della non-innocenza. Nessuno pensa più che le cose che vale la pena di fare, sono quelle che è bello ricordare un domani. Non c’è più un domani, deve essere tutto e subito, e come viene, viene. Che sia il sesso estremo o qualunque altra cosa. Basta dire di averlo fatto e tutti cadranno ai vostri piedi. Tutti vivono per i famosi “quindici minuti di gloria” di Andy Warhol. Nessuno fa più niente per viverlo dentro di sè per sempre. Nessuno pensa. Oramai è superfluo.
Davvero vi accontentate di così poco?

Meditate gente, meditate.

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Ci sono cose che fanno altamente incazzare innervosire. Troppe direte voi. Ecco, benissimo. Ora ve ne citerò giusto una delle tante che dovrebbe invitare ad una riflessione piuttosto seria e ponderata.

Muore ieri uno-che-faceva-gare-di-corsa-in-motocicletta, tale Simoncelli. Mi scuso per la definizione e mi scuso per l’ignoranza in merito all’argomento, ma sinceramente non seguo questo sport. Ciò non pregiudica in alcun modo la mia opinione in merito e quello che leggerete, quindi tranquilli, l’obiettività e il discernimento sono salvi. Tornando a noi: messaggi di cordoglio, Italia tutta in lutto che piange un grande campione. Ci può stare, per carità. Sta di fatto che costui riesce ad ottenere una copertura mediatica di portata esponenziale e qui viene il bello (?).

Terremoto in Turchia. Centinaia di vittime. Gente sepolta sotto le macerie. Scenari apocalittici. Stesso giorno, pressappoco stessi momenti. Paradossalmente la notizia passa in secondo piano per far spazio all’EROE defunto. Sì, avete letto proprio bene. Qualcuno l’ha chiamato eroe. E qui parte la riflessione doverosa sul concetto di valori nella vita che evidentemente molti, troppi di noi hanno perso strada facendo.

Parliamo di sofferenza, parliamo di dolore, vi va? Dopotutto siete in modalità commemorativa, tanto vale approfittarne, no? Parliamo dello svegliarsi in piena notte e non fare in tempo a scendere dal proprio letto perchè i muri della propria casa si sono ridotti in polvere e ci hanno soffocati. Parliamo del rimanere prigionieri sotto una trave che ci ha schiacciato una gamba o un braccio e rimanere a pregare che qualcuno senta le nostre urla. E poi la casa, la casa. Quell’unico luogo sicuro, il posto dove rifugiarsi quando il mondo ci ride in faccia, il luogo dove riposarsi dopo una lunga giornata. Il nostro posto. Il nostro punto di riferimento che ci abbandona o addirittura ci uccide.

E parliamo di eroi, sì, mi sembra doveroso citare la definizione di eroe:

“L’eroe, nell’era moderna, è il protagonista di uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di se stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune.”

Ora, non vogliatemene, ma mi oppongo all’idea che un pischello che corre in moto possa essersi più o meno sacrificato con le sue azioni per l’interesse comune. Per carità, una morte è sempre un dispiacere, ma vediamo di evitare le bestemmie. E citiamo alcuni esempi di eroi veri, che muoiono nell’adempimento del proprio dovere, come i vigili del fuoco che danno la loro vita per salvare altre vite umane da ogni tipo di calamità: parlo dei terremoti come di esplosioni, incendi e quant’altro. Mi vengono in mente quelli intervenuti dopo il terremoto dell’Aquila, essendo la vicenda che mi ha colpita più da vicino, ma penso anche a quelli sacrificatisi in occasione dell’attentato terroristico dell’undici Settembre a New York. E potrei citarne molti altri. Tanti eroi inconsapevoli di esserlo e proprio per questo degni di essere definiti tali.

Si è parlato di coraggio. Beh, il coraggio di correre in moto a velocità inumana non è esattamente incluso nella definizione di eroe. In questo caso, direi che si parla di scelte. Discutibili quanto vogliamo, ma pur sempre scelte. Ecco, una cosa imparatela dal Sig. Simoncelli: scegliete di fare esattamente quello che vi pare e vi rende felici senza timori di non essere accettati dagli altri. Non conformatevi alla massa, fate quello che davvero vi interessa, fregandovene altamente del giudizio altrui, pronti ad accettarne i pro e i contro, esattamente come lui, che è stato senz’altro felice di essere morto per ciò che amava di più.

Anna -staccato- Lisa

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Qualcosa di diverso rispetto agli ultimi ed egoistici argomenti trattati. Il male di vivere c’entra sempre qualcosa, ma stavolta a ragion veduta. Oltre alla immane cazzata di Wikipedia Italia che se la fa sotto “perché Vasco Rossi ha fatto cancellare la sua pagina su Nonciclopedia e allora noi per protesta ci ribelliamo contro lo strapotere delle leggi sulla privacI” e cazzi&mazzi, è rimbalzata su Facebook la notizia della morte di <<annastaccatolisa.splinder.com>> una ragazza trentenne che ha passato tre anni della sua vita a lottare contro il cancro. Ebbene non ne sapevo nulla fino a ieri, poi ho letto parte del suo blog, e questa cosa mi ha causato un crollo emotivo e psicologico allucinante. Il tutto è cominciato ieri con un leggero senso di malinconia. Non la conoscevo, ma leggere le sue parole me l’ha resa pian piano sempre più vicina, permettendomi di riconoscere aspirazioni, tratti della personalità e speranze in qualche modo familiari. Non sono solitamente colpita da vicende di questo genere, ne riconosco l’importanza, ma ne rimango distaccata. Sorprendentemente, da due ore a questa parte, non riesco a smettere di piangere. Ormai gli occhi e il naso sono color rosso semaforo e spero di poter porre rimedio di qui a un’oretta, altrimenti come faccio a spiegarne il motivo? Completamente a posto col cervello non lo sono mai stata, ma, nel caso, sarebbe dura doverlo ammettere a viso aperto, eh. Vorrei aggiungere un milione di cose, spiegarle, far capire cosa mi ha coinvolto, tutta la sofferenza e la verità che traspare da certe parole, la morte prematura di un fratello, la speranza di vivere e quella mezza consapevolezza di poter forse non sopravvivere. Tanto, troppo. Gradualmente, a piccoli passi, non puoi fare a meno di far tuo tutto questo. Le cose che non ha vissuto, quello e quelli che ha lasciato. Un grande vuoto. Il mondo va avanti, ma non puoi non fermarti a pensare a coloro che hanno lasciato una strada a metà, un percorso interrotto, un qualcosa di incompiuto. E sperare che non tocchi a te. Ve la lascio leggere, magari rimane anche a voi un pezzetto di lei nel cuore, come è successo a me. Rivolgetele un pensiero oggi che riposa in pace. Non quella che avrebbe voluto lei, ma pur sempre pace.

№ 166

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Caro Dio,

Spero ti arrivi il messaggio, e

prego che tu possa fare meglio quaggiù

non intendo solo una grossa riduzione nel prezzo della birra

ma tutta la gente che hai fatto a tua immagine

li vedo affamati in ginocchio

perchè non hanno abbastanza da mangiare

da Dio, Io non credo in te

Caro Dio,

mi spiace disturbarti, ma

penso che potrei essere ascoltato forte e chiaro

abbiamo bisogno di una grossa riduzione della quantità di lacrime

e tutta la gente che hai fatto a tua immagine

li vedo lottare nelle strade

perchè non possono dare la loro opinione sull’incontro con Dio

Io non credo in te

non ci credo

Hai creato i problemi?

non ci credo

e il diamante blu?

non ci credo

Hai creato l’umanità dopo che noi abbiamo creato te?

non ci posso credere

e anche al diavolo

non ci voglio credere

non ci posso credere

Caro Dio,

non so se hai notato, ma

il tuo nome è in un sacco di citazioni di questo libro

e noi pazzi umani l’abbiamo scritto, dovresti dare un’occhiata

e tutta la gente che hai fatto a tua immagine crede ancora che questa immondizia esista

beh io so che non è così, e lo sai anche tu

Non voglio credere al paradiso e all’inferno

niente santi, niente peccatori, e nemmeno nessun diavolo

niente cancelli celesti, niente folla sofferente

lasci sempre noi umani quaggiù

le guerre che porti, i bambini che anneghi

quelli persi nel mare e mai ritrovati

ed è così ovunque

il dolore che vedo aiuta a comporre

quel padre, figlio e spirito santo

è solo l’essenza di qualcuno non santo

e se sei lassù potrai percepire

che il mio cuore è qui nel mio petto

e se c’è una cosa in cui non credo

sei tu.

№ 165

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La società che poggia sull’industria moderna non è fortuitamente o superficialmente spettacolare, è fondamentalmente spettacolista. Nello spettacolo, immagine dell’economia regnante, il fine non è niente, lo sviluppo è tutto. Lo spettacolo non vuole giungere a nient’altro che a se stesso. [...] Lo spettacolo è l’erede di tutta la debolezza del progetto filosofico occidentale che fu una comprensione dell’attività dominata dalle categorie del vedere; così come si basa sull’incessante dispiegarsi della razionalità tecnica precisa uscita da quel pensiero. Esso non realizza la filosofia, filosofizza la realtà. La vita concreta di tutti si è degradata in un’universo speculativo.
G.E. Debord, La società dello spettacolo
(sìsì, sto studiando.)

Lettera d’addio ad un neurone solitario

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Sono stanca. Mentalmente stanca. Uno stress invisibile creato dal nulla per il nulla. Due righe per te, forse te le devo, ma anche no. Sono per me, per zittire un suono sciocco che fa tanto rumore nella mia testa. Un motivo, una ragione, un appiglio. Ho preso il tuo e l’ho fatto mio. Mesi passati, ogni momento sempre più distante si porta via quelle sensazioni che tanto volevo conservare, tutte ancora lì nell’angolo, ma ogni volta sempre meno forti. Sto diventando grande e tu sei troppo lontano e hai ancora troppe cose su cui riflettere. È stato bello viaggiare su questi binari paralleli per un po’, ma ora è arrivato il momento di salutarsi. Spero che le tue scelte ti portino dove desìderi, ma sappi che hanno portato me dove non avrei mai desiderato essere. Sono stanca, ho bisogno di altre cose e tu te la cavi benissimo anche senza il mio aiuto. Sono grande per giocare e non ne ho più voglia. E non è più il momento. E non mi rende più felice. Non chiedo niente, non voglio niente e non ha importanza che tu capisca. Ho tra le mani qualcosa di bello ed è questo che davvero importa. Scrivo per me, per disperdere questi pensieri in qualcosa di più grande, scoprendo un giorno di poterli rileggere e ridere di me stessa. Non ti devo ringraziare, ma devo ringraziarmi per aver fermato tutto e aver preteso delle risposte. Ti perdo, ma non me ne pentirò, solo ora mi rendo conto di non aver mai avuto nulla di tuo. Era tutta roba mia. E l’amarezza passerà.

Ciao.

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